chirurgia bariatrica

Valutazione ed eventuale presa in carico del paziente obeso candidato alla chirurgia bariatrica per renderlo idoneo all’intervento.

Pubblichiamo l’articolo della Dott.ssa Annabella Alice Pozzoli, Psicologa Clinica Forense e Esperta in Disturbi del Comportamento Alimentare.

Una sfida possibile?

Attualmente in Italia sono sempre più numerose le persone che si rivolgono alla chirurgia dell’Obesità. Come in altri Paesi, anche nel Nostro, la maggioranza dei pazienti operati di chirurgia bariatrica sono per circa l’80% donne; tuttavia, come sta accadendo anche per i Disturbi del Comportamento Alimentare, la percentuale di incidenza relativa al sesso maschile è in costante e progressivo aumento. Se è vero che, da un alto lo stigma sociale attuale legato al sovrappeso colpisce maggiormente le donne rispetto agli uomini, dall’altro il crescente aumento del “modello culturale del bello” sta facendo nascere anche nell’uomo un profondo bisogno di adeguarsi allo stereotipo sociale che vede il “bello dal fisico longilineo” come uno dei possibili punti di riferimento. Tuttavia, accanto alla concezione di “bello” trasmessa da una parte dei mass media come persona che ha maggiore successo nel lavoro, nei rapporti amicali e sociali, si sta diffondendo anche un modello alternativo e parallelo: quello dell’attenzione alla salute e alla qualità della vita. Tutto ciò può essere ricondotto al costante dilemma o scelta soggettiva tra “valori dell’essere” e “valori dell’avere”. Concretamente la scelta potrebbe riguardare il desiderio di scegliere di coltivare il proprio sé e la propria persona o la propria immagine intesa come predilizione della “bella scatola” a discapito del contenuto. L’interrogativo verte sul seguente quesito: una volta scartata la “scatola d’oro sublimata” intesa come metafora della bellezza, inevitabilmente soggetta a mutazione a causa del trascorrere naturale del tempo, cosa potrebbe mai rimanere della nostra essenza se non ci si è presi cura del contenuto?

Accanto agli stereotipi culturali del bello, si sta diffondendo la corrente della presa in carico del proprio essere; il costante aumento dell’attenzione alla salute e alla qualità della vita, rispetto al passato, testimonia questo cambiamento. L’attenzione al proprio sé sta sempre più conducendo le persone ad affidarsi alle sapienti cure sanitarie per tutelare se stessi, la propria essenza e conseguentemente il valore della propria vita. Già, perché l’Obesità può davvero arrecare seri danni alla salute fino a metterne, nei casi più complessi, persino a repentaglio non solo la qualità della vita, ma la vita stessa. Anoressia e Obesità come facce diverse della stessa medaglia, come la diversa espressione della stessa “difficoltà di prendersi cura” e come scarsa aderenza al concetto di vita inteso come valore”. È indiscusso che la persona che sceglie di avere e non di essere è la persona che di fronte alle difficoltà non sempre ce la farà perché tutto si può perdere: il prestigio, la bellezza, il rango sociale, i soldi, i beni materiali, ma la vera propria essenza, quella sì, non si perde mai. Conseguentemente quindi, la scelta di aderenza ai valori dell’essere dovrebbe passare prima attraverso la scelta di cura del proprio corpo e della propria salute.

Il ruolo svolto dagli aspetti psico-sociali nell’ambito della chirurgia bariatrica diventa, da questo punto di vista, elemento essenziale nella letteratura scientifica e nella pratica clinica al fine di aiutare le persone a capire quali sono effettivamente le motivazioni psicologiche racchiuse nella loro anima, al di là ovviamente delle condizioni strettamente mediche che li stanno spingendo ad una scelta così importante.

Già le originali Linee Guida NIH del 1991, alle quali si accompagna quanto enunciato dalle più recenti linee guida internazionali e nazionali, prevedevano che il paziente obeso candidato a chirurgia bariatrica venisse sottoposto ad una approfondita valutazione pre-operatoria multidisciplinare comprensiva di una valutazione dello stato mentale. La valutazione pre-operatoria quindi, dovrebbe porsi non solo come momento diagnostico tout court, ma come effettivo primo momento per la creazione con il paziente di un’alleanza di lavoro terapeutica duratura che consenta una presa in carico multidisciplinare a lungo termine del paziente bariatrico.

Alcuni recenti studi internazionali, evidenziano che lo sviluppo di problemi collegati ad una difficoltà di gestione dal punto di vista emotivo della nuova condizione fisica post-chirurgica, sarebbero associati ad una minore perdita di peso e/o al riacquisto del peso a lungo termine. Questi studi suggeriscono, quindi, l’importanza di identificare i soggetti ad alto rischio per l’insorgenza di queste criticità con lo scopo di affiancarli terapeuticamente nel post-operatorio in modo da massimizzare i risultati raggiunti grazie all’intervento chirurgico. (Da : Conceição , Eva ; Vaz , Ana ; Bastos , Ana Pinto ; Ramos , Ana ; Machado , Paulo . Disturbi del Comportamento Alimentare . Maggio / Jun2013 , Vol . 21 Issue 3 , p275-282 . 8p . Abstract).

La perdita di peso accelerata, se non supportata da un intervento psicologico adeguato per abituare il paziente alla nuova condizione fisica, potrebbe portare, in alcuni casi, persino a spaventare il soggetto che si troverebbe a dover gestire nuove dinamiche sociali sicuramente più da protagonista all’interno dei diversi contesti: ricordiamoci che lo strato adiposo del paziente obeso, fungeva un po’ da protezione per lo stesso nei confronti del mondo esterno. Il paziente andrebbe, quindi, aiutato a inserirsi con la sua nuova dimensione sia fisica che psicologica, nella famiglia, nel mondo del lavoro, nel mondo sociale e nella vita in generale.

Procedura di valutazione

La valutazione dello stato mentale del paziente ha come obiettivi:

  1. Il riconoscimento di disturbi psichiatrici maggiori che potrebbero rappresentare delle controindicazioni all’intervento di chirurgia bariatrica.
  2. Il riconoscimento di tratti di personalità, comportamenti e disturbi psicopatologici minori associati all’Obesità come la gestione delle emozioni e la capacità di affermarsi all’interno dei vari contesti sociali. Tali enunciati infatti, dovrebbero essere oggetto di attenta valutazione da parte del clinico soprattutto alfine della gestione del paziente stesso nel post-operatorio.

Gli strumenti d’elezione con cui si realizza la valutazione psicologica sono rappresentati dal colloquio clinico e dall’indagine testistica o psicometrica.

Il colloquio clinico insieme all’indagine testistica, serve ad indagare lo stato mentale del soggetto. Le aree che è opportuno prendere in considerazione, sono le seguenti:

  • Storia di vita del paziente comprensiva di una approfondita indagine sulle abitudini alimentari.
  • Disturbi psichiatrici maggiori.
  • Capacità di fornire un consenso informato all’intervento.
  • Tipi di motivazione.
  • Aspettative irrealistiche nei confronti dell’intervento.